Agata, Lidia e il desiderio del supermercato

Agata non dice la sua età, è seduta su una panchina verde del parco di corso Europa, a Rho. Di fianco a lei c’è Lidia, capelli bianco e oro, leggero accento dell’est. “Io la accompagno e basta, non parlo.”

Noi ci sediamo soltanto qui e stiamo un po’ con voi, ascoltiamo le vostre storie e poi le scriviamo in un blog, perché ci piace che questo quartiere si racconti, perché siamo curiosi di sapere chi ci vive intorno.”

Agata sarà alta sì e no un metro e cinquanta, ha gli occhi azzurri azzurri e i capelli radi, bianchi.

Pensa per te, pensa per te.” Dice. “Pensa per te, pensa per te.” Ripete.

La curiosità è un guaio che porta guai più grandi.” Aggiunge.

Noi ce ne stiamo seduti, osserviamo il cielo biancastro e le antenne dei palazzi. Lidia ci fissa, avvertiamo la presenza dei suoi occhi come se in noi ci fosse qualcosa di incomprensibile.

Di solito i giovani non parlano mai con noi eppure veniamo tutti i giorni qui.” Agata guarda davanti a sé poi punta il suo bastone per terra ma non si alza. “Un tempo – si riferisce al parco – era un campo, granoturco dappertutto, erba erba e granoturco, e basta.”

Noi fissiamo un sentierino di ghiaia chiara, lei sorride. “Ora è più bello.” Dice, e ci indica col bastone. “Voi siete forestieri?” “In un certo senso.” Diciamo noi.

Voialtri siete abituati bene. Se volete un pomodoro trovate un pomodoro, se volete il pollo trovate il pollo, se volete una scopa per pulire casa trovate pure quella, oggi c’è tutto. Mica c’era il Rho Center una volta. Mica c’erano i supermercati.”

C’erano i negozi. Più negozi.” Diciamo noi.

Bella seccatura. Ci passavi la giornata. Di qui la carne, di là la verdura, di là quell’altra cosa, tutto un corri corri.”

Vi tenevate in forma.”

E si parlava di quello che succedeva e tutti sapevano tutto di tutti, il panettiere la prima notizia, al macellaio la seconda, si perdeva più tempo a parlare che a fare la spesa. Tutte sciocchezze, eh, ma si passava il tempo. Non ci si annoiava, quello no.”

Chiude gli occhi, guarda Lidia per cercare un segno di approvazione, Lidia sorride.

E non giocavate tra le pannocchie?” Chiediamo noi.

Oh, giocavamo sì, eravamo sempre qui, fino allo scuro, poi ognuno se ne andava a casa. Le rubavamo pure le pannocchie – quando c’erano – e poi le mangiavamo arrostite sul fuoco, erano buone.”

Anche a noi piacciono le pannocchie, ma le compriamo al supermercato.”

Quelle sono diverse,” continua lei “sanno un po’ di plastica.”

Allora lo vede che non è tutto meglio oggi?”

È meglio, è meglio, ma non lo ammetterete mai. Perché ci sono genti di voi che gli piace ricordare ricordare ricordare e che non vivono mai. Ricordare lasciatelo per quando sarete vecchi. Voialtri dovreste vivere, io vi guardo da questa panchina qui tutti i pomeriggi, dalle due e mezza fino alle quattro e mezza, i bambini giocano, la gente corre.”

Quindi, insomma, vivono.” Diciamo noi.

Vivono, vivono. Sì.” Chiude gli occhi Agata, parla a mezza voce.

Cosa manca a loro per vivere come lo intende lei?” Chiediamo ancora.

La signora fa silenzio. Guarda davanti a sé. Lidia le sistema la sciarpa di seta intorno al collo. Ancora silenzio.

Stare assieme, tutti assieme, come alle fiere, alle sagre, ma a fare qualcosa non così ognuno per conto suo. Io ormai ho vissuto quel che dovevo, io guardo e basta ma non mi piace guardare da sola e allora guardo assieme a Lidia, da sola non ci vengo qui. Mai. Mi sono stancata di guardare da sola.”

Quindi lei dice che dovremmo pensare a fare sì che la gente si incontri e faccia qualcosa insieme?”

L’avete detto voi – dice lei – io non l’ho mica detto. Fate come volete voialtri. Basta che quando ci incontriamo mi salutate, io non mi ricordo mica più tanto le facce e qualcuno si offende, sapete? E io non voglio offendere mai nessuno.”

Allora facciamo che un giorno ci troviamo tutti qui per salutarla?”

Agata ci guarda e solleva il bastone come per minacciarci, lo fa ridendo, ride forte e poi dice: “No, per quello ci sono i funerali e io ce ne ho ancora qualche giorno da vivere, e da guardare.”

Lidia sorride di un sorriso buono, aiuta Agata ad alzarsi, il bastone fa il resto.

Sono le quattro e mezza ed è ora di tornare a casa.

Foto: © Luigi Ghirri

ghirri

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